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Racconto

Racconto
1966 bronzo, 120×45×40 cm., Collezione Intesa Sanpaolo, Milano

Esposizioni

  • 1992, Marina di Pietrasanta, Lucca, Villa “La Versiliana”
  • 1993, Milano, Banca Commerciale Italiana -Piazza Scala
  • 2011, Gorizia, Museo di Santa Chiara

Bibliografia

  • Pontiggia, Alik Cavaliere. Catalogo delle sculture, Cinisello Balsamo(Milano), Silvana Editoriale, 2011,n. 362, p. 218.
  • Homo Ludens. Quando l’arte incontra il gioco, a cura di F. Tedeschi, Gallerie d’Italia di piazza Scala, Milano, 27 novembre 2013 – 30 marzo 2014 (Skira, Milano, 2013, p. 40 (ill.) e p. 49 (scheda).
  • Così su quest’opera scrive Sara Fontana in Homo Ludens (cit.).

L’opera in esame appartiene alla fase in cui il repertorio “vegetale” di Cavaliere è ormai delineato: alberi, alcuni dei quali, dal titolo latino, ispirati al De rerum natura di Lucrezio, tronchi, cespugli, foglie, frutta (soprattutto mele e pere) e fiori (soprattutto rose), oppure rami intrecciati come tentacoli e rinchiusi in gabbie da cui tentano di uscire. Questi elementi, generalmente di bronzo, spesso vengono ammassati in modi apparentemente caotici, a volte sono disposti secondo schemi più lineari e rigorosi, combinati con strutture di acciaio, infine, in alcuni casi, sono abitati da personaggi simili a Gustavo B. . Sono queste le opere di Cavaliere esposte sia nella sala personale alla Biennale di Venezia del 1964 (presentata da Guido Ballo) sia nelle personali di quegli anni alla Galleria Schwarz di Milano (1964, 1967), alla Galleria Martha Jackson di New York (1965) e al Gemeentemuseum de l’Aja (1967). Tale repertorio verrà poi alimentato dalla costante inquietudine dell’artista, svelandosi come metafora di una lucida nostalgia della natura, aliena da pessimismi o idealizzazioni romantiche. In questa gabbia-palafitta sono adagiati grossi tuberi difformi e piccoli frutti, atrofizzati mediante un calco. Un processo di calcificazione e di congelamento della natura, quasi una sua distruzione, che la frequente “rappresentazione” di frutti marci e foglie secche e il consueto ricorso a patine “muffose” verdi e bluastre, contribuisce a rafforzare. Tuttavia, in tale doloroso accumulo di elementi corrosi e inariditi può affiorare un frutto levigato o colorato di rosso, prodigioso indizio di un’energia vitalistica. Il titolo Racconto, frequente nella produzione di Cavaliere, trova riscontro diretto nel registro narrativo costantemente adottato dell’artista e in molte sue testimonianze orali e scritte: “Raccontare per allusioni, per sottintesi, per metafore usando più strumenti e più possibilità di interpretazione è una cosa che mi ha sempre affascinato, anche per rispetto di chi guarda”

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